30 2007

Una nuova generazione di grafici, art directors e copywriters, sta a mio avviso dimenticando i capisaldi della creatività, le fondamenta che la costituiscono. Almeno di quella creatività che ha imbevuto il modo di fare della pubblicità degli anni ‘60 fino alla fine dei ‘70.

Negli ultimi anni quello che noto è un fatto deprimente per la pubblicità, almeno per come la intendo io. La tecnica, i virtuosismi, gli effetti speciali, i blue screen, il fotoritocco, l’animazione digitale, il rendering 3D, stanno assorbendo sempre più le energie di chi fa comunicazione. La tendenza è dare sempre più importanza alla perizia tecnica con cui una pubblicità viene realizzata, non all’idea alla che sta alla base, alla logica profonda che intercorre tra gli elementi che compongono il messaggio.

Quante volte capita di guardare alla tv degli spot che più che comunicare messaggi precisi ci confondono le idee, estranei al nostro mondo vitale, più adatti a rappresentare lo sfogo virtuoso di qualche creativo che non a comunicare in maniera semplice con l’audience?

Più giu ho provveduto ad elencare qualche esempio di pura creatività applicata alla pubblicità. Nessun virtuosismo tecnico, solo un buon visual1 e un’headline2 che tra loro si passano la patata bollente del senso. We need your blood recita l’annuncio per la ricerca di donatori di sangue. Il visual è composto da una croce rossa che si sta per svuotare, quale visual più efficace di questo per trasmettere il messaggio che “serve del sangue”?. Un caso in cui è una modifica a un logotipo molto noto a costituire la parte visuale dell’annuncio, non una foto, non complesse manipolazioni grafiche.

Amnesty InternationalCane 2Cane 3

Nella campagna sulla stampa libera, l’headline recita free press, con free che funziona da verbo e non da aggettivo. Libera la stampa. Il visual in questo caso è composto da una fotografia di una macchina da scrivere sui cui tasti si trovano delle volgari “puntine”, a simboleggiare che in certe condizioni non è facile scrivere e quindi informare.

  1. Visual: la parte visiva di un annuncio che solitamente è in rapporto dialettico con l’headline.
  2. Headline: la parte testuale di un annuncio che di solito cattura l’attenzione dell’osservatore. Ad essa viene solitamente attribuita maggiore enfasi visiva, e per questioni legate all’attenzione e alla memoria individuale viene concepita utilizzando poche parole.

Ideas that matter, scritto il 30-10-2007 da AndreaP.
Articolo sotto licenza Creative Commons: "Attribuzione-Non commerciale-Non opere derivate 2.5 Italia"
Permalink: http://www.andreaparaggio.com/blog/2007/10/30/ideas-that-matter/
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