Articoli di Ottobre 2007

30 2007

Una nuova generazione di grafici, art directors e copywriters, sta a mio avviso dimenticando i capisaldi della creatività, le fondamenta che la costituiscono. Almeno di quella creatività che ha imbevuto il modo di fare della pubblicità degli anni ‘60 fino alla fine dei ‘70.

Negli ultimi anni quello che noto è un fatto deprimente per la pubblicità, almeno per come la intendo io. La tecnica, i virtuosismi, gli effetti speciali, i blue screen, il fotoritocco, l’animazione digitale, il rendering 3D, stanno assorbendo sempre più le energie di chi fa comunicazione. La tendenza è dare sempre più importanza alla perizia tecnica con cui una pubblicità viene realizzata, non all’idea alla che sta alla base, alla logica profonda che intercorre tra gli elementi che compongono il messaggio.

Quante volte capita di guardare alla tv degli spot che più che comunicare messaggi precisi ci confondono le idee, estranei al nostro mondo vitale, più adatti a rappresentare lo sfogo virtuoso di qualche creativo che non a comunicare in maniera semplice con l’audience?

Più giu ho provveduto ad elencare qualche esempio di pura creatività applicata alla pubblicità. Nessun virtuosismo tecnico, solo un buon visual e un’headline che tra loro si passano la patata bollente del senso. We need your blood recita l’annuncio per la ricerca di donatori di sangue. Il visual è composto da una croce rossa che si sta per svuotare, quale visual più efficace di questo per trasmettere il messaggio che “serve del sangue”?. Un caso in cui è una modifica a un logotipo molto noto a costituire la parte visuale dell’annuncio, non una foto, non complesse manipolazioni grafiche.

Amnesty InternationalCane 2Cane 3

Nella campagna sulla stampa libera, l’headline recita free press, con free che funziona da verbo e non da aggettivo. Libera la stampa. Il visual in questo caso è composto da una fotografia di una macchina da scrivere sui cui tasti si trovano delle volgari “puntine”, a simboleggiare che in certe condizioni non è facile scrivere e quindi informare.

23 2007

Quante volte ci è capitato di trovarci all’ingresso di una villa, di una casa in campagna, di fronte ad un segnale più o meno consueto che ci indica la presenza di un cane da guardia? Penso almeno una volta nella vita. Che tratti deve possedere un segnale del genere per adempiere al proprio compito, per essere quindi un segnale efficace? Beh, innanzitutto dovrebbe comunicare il messaggio giusto a differenti tipi di pubblico: dovrebbe dissuadere o quanto meno mettere in guardia eventuali ladruncoli; in secondo luogo dovrebbe fare in modo da “avvisare” eventuali avventori o visitatori e non per forza terrorizzarli e indurre a non avvicinarsi.

Cane 1 Cane 2 Cane 3

Il primo cartello sembra esagerato, iperbolico, con alcuni elementi che sembrano voler ricondurre a forme di giustizia molto personale. Il secondo, rispetto al primo, sembra molto più pacato, ideale per comunicare l’idea di un cane da compagnia o magari di un cane da guardia in ogni caso poco pericoloso. Probabilmente, e dico questo percorrendo una strada spiccatamente ermeneutica, colui che ha posizionato il primo segnale potrebbe aver avuto già un buon numero di cattive esperienze rispetto al secondo, o in ogni caso, con buona probabilità, si trova a vivere in un contesto più pericoloso. Il primo segnale comunica meglio questo tipo di messaggio, e a quanto pare chi lo ha posizionato intende comunicare soprattutto con un pubblico di persone poco raccomandabili (forse perché poco raccomandabile è anche il padrone di casa). Il secondo si mantiene su toni molto più blandi: riesce a far capire ai malvagi che c’è un cane da guardia, ma rimane comunque meno incisivo del primo. Riesce però a recapitare il messaggio nelle mani dei pubblici meglio intenzionati in maniera più efficace, senza spaventarli eccessivamente.

Il terzo e ultimo segnale è a mio avviso quello più inquietante a livello figurativo: un cane stilizzato in nero che più che a un cane somiglia a una di quelle fiere descritte magistralmente nei libri d’epica. Un mostro dalle sembianze poco terrene che sembra voler comunicare al lettore la presenza di una bestia feroce, perlopiù affamata. Appare subito evidente l’origine artigianale di questo segnale che sembra essere stato scritto con l’aiuto di un pennarello nero, al massimo avvalendosi di un template cartaceo utilizzato come sagoma per ottenere l’animale. Tutto sommato, però, per capire appieno il messaggio complessivo bisognerebbe tradurre il testo che recita “bhasobha inja”, anzi, invito chiunque visiti il blog a fornirmi una traduzione nel caso conosca quella lingua.

Tutto ciò è innanzitutto una dimostrazione pratica di come la comunicazione non sia mai un processo unidirezionale e di come ogni messaggio non sia assimilabile a un “pacchetto” chiuso di informazione comprensibile nello stesso modo da diversi soggetti. La comunicazione è un processo collaborativo e anche il ricevente ha un ruolo fondamentale nella costruzione del messaggio. Da ciò deriva che il messaggio ideale è quello che comunica la cosa giusta a tutti i potenziali pubblici per cui il messaggio viene costruito, da qui l’importanza attribuita dai comunicatori di professione alla fase di “costruzione del messaggio” in cui tante ipotesi del genere vengono passate al vaglio fino a trovare una soluzione ottimale che il più delle volte risulta essere un compromesso basato su una ponderazione delle varie modalità comunicative e dei diversi pubblici di riferimento, potenziali riceventi del messaggio che si intende costruire.

20 2007

La Grand Bouffe

Un film eccezionale già a partire dalla traduzione italiana del titolo: “La grande abbuffata”. È possibile mangiare fino a morire? È proprio questo l’interrogativo che si pongono i nostri amici che si rinchiudono in una storica villa appena fuori Parigi con l’intento di ammazzarsi di sesso e di cibo.

Il film, al momento della sua uscita (1973), non riscuote un grande successo, soprattutto agli occhi del pubblico dei critici. Ecco come lo descrive un noto critico cinematografico, Mereghetti, attribuendogli tra l’altro 4 stelle (il massimo):

[…] il film è un’allegoria della società del benessere condannata all’autodistruzione, e un saggio da manuale sugli intrecci tra Eros e Thanatos, il cibo e gli escrementi. Quasi un anticipo di Salò di Pasolini, anche se non altrettanto distruttivo e apocalittico, il film “mette il dito sulle piaghe maleolenti della nostra cultura ma con una negatività che riesce ad essere produttiva e utile nella sua provocazione” (Fofi).

La cosa più particolare, ma questo era da aspettarsi dato l’elevato livello culturale del lungometraggio, non ebbe molto successo ai botteghini (si pensi al fatto che fu fischiato durante il festival di Cannes), ma ebbe un enorme “successo di cassetta”.

Quasi lo stesso cast della saga “Amici Miei”, stesso anche il tono goliardico seppur con una leggera nota drammatica, decadente, a tratti malata. Grande l’innesto di Mastroianni pilota, geniale la trovata del regista di fare in modo che nel film, gli attori recitino i loro stessi personaggi. Sono infatti Philippe, Michel, Ugo e Marcello i protagonisti di questo film.

Lo consiglio a tutti ma soprattutto a quelli che come me vedono nel cibo uno dei piaceri più belli della vita.

19 2007

Nasce oggi un nuovo blog riguardante l’energia eolica e l’impatto che essa eserciterebbe sull’ambiente e sulle persone: Ventofavorevole.org

Perché questa forma di energia viene spesso sottovalutata? Perché alcuni personaggi della nostra politica confondono i mulini a vento con le turbine eoliche?. Infine, perché non si guarda alle centrali eoliche come la “vera” forma di energia pulita, sostenibile, rinnovabile?

11 2007

Radiohead In Rainbows

In vendita solo e unicamente su www.inrainbows.com, l’ultimo album dei radiohead si distingue per la particolare formula con cui viene venduto. Niente prezzi fissi infatti, ma solo un offerta a piacere per il download dell’ultimo cd. Oggi il giorno da cui è possibile il download, anche se nei giorni precedenti è stato possibile effettuare un pre-order. Da stamattina sovraccarico di accessi per un sito che tuttora risulta inaccessibile in alcuni momenti.

Un modo alternativo e geniale di venire incontro al pubblico di downloader della rete, o una sottovalutazione del proprio lavoro? Saranno gli incassi a confermare una o l’altra teoria, per il resto, solo il 2 dic 2007, l’album verrà venduto in tiratura limitata in un elegante cofanetto il cui prezzo si aggirerà intorno alle 40 sterline, ma conterrà svariati artwork, foto e 8 brani inediti.

Per quanto riguarda il loro lavoro, nulla di nuovo sembra apparire all’orizzonte, a parte l’inserimento qua e la di linee ritmiche molto elettroniche in brani come 15 step e Videotape. Bisognerebbe ascoltarlo qualche volta in più per assaporarne appieno le sfumature, la prima impressione è tutto sommato positiva: un disco che fila liscio dalla prima all’ultima canzone.