Categoria: Design

10/giu/2009

Il nostro mega presidente Silvio Berlusconi ha motivato parte dei suoi viaggi tra le nuvole dicendo che in aria si sono tenute delle vere e proprie riunioni creative in merito alla creazione di un nuovo marchio per il made in italy, appunto Magic Italy.

C’è gia un acceso dibattito tra i designer italiani sulla qualità di suddetto marchio, con domande al seguito rivolte al nostro premier.

In effetti appare sconcertante la povertà di idee che permea suddetto logo, che se vogliamo sembra schierarsi apertamente contro le più trite regole del design di identità visive, prima tra tutte quella secondo la quale sarebbe opportuno rendere il marchio altamente declinabile e riproducibile su più supporti, lasciando perdere effetti palesemente bitmap come quelli che si possono creare con photoshop. Parlo di ombre, bagliori interni ed esterni, rilievi, etc. La social designzine curata da aiap, SDZ, ne parla come un “Teatro campionario di effetti di photoshop.

Il logo, orfano d'autore, la cui realizzazione è stata seguita personalmente dal nostro premierone

Il logo, orfano d'autore, la cui realizzazione è stata seguita personalmente dal nostro premierone

Per quanto riguarda la mia riflessione sulla comunicazione invece, mi sento di essere più duro: l’italia è annoverata in assoluto tra i paesi che più di altri traducono la produzione culturale proveniente dall’estero, riadattandola al proprio contesto e ai propri modi di dire. In questo caso si è fatta un’eccezione, perché per portare fuori dall’italia il concetto di made in italy si è scelto di veicolare tale messaggio adoperando la lingua inglese. Magic Italy, e non Magica Italia.

A seguire il video di presentazione di tale marchio all’interno del TG4 ad opera della nostra ministra per il turismo Michela Brambilla.

http://www.vimeo.com/5081799

8/giu/2009

Si ringrazia Rossella Nero per l’immagine utilizzata per l’esempio. L’immagine di sopra è stata ottenuta con una tecnica molto semplice:

1. Contrastate in maniera elevata l’immagine di partenza attraverso il pannello Image > Adjustments > Brightness/Contrast, regolando l’immagine in maniera che la differenza tra aree luminose ed aree scure risulti accentuata limitando di molto il livello di dettaglio dell’immagine;

2. Convertite in scala di grigi Image > Method > Grayscale, poi in bitmap (Image > Method > Bitmap)) scegliendo il metodo Halftone;

3. Selezionare un tipo di punto rotondo (circle), dopodiché scegliere un valore molto basso per la frequenza dei punti che dovranno essere rotondi. Attribuire ad essi un’inclinazione tra i 10° e i 20°;

4. Con lo strumento bacchetta magica, impostate la tolleranza a 1 se l’immagine lo consente, o comunque a un valore molto basso (più o meno tra 1 e 10). Selezionate il bianco e cancellatelo, dopodiché salvate la selezione e assegnatele un nome;

5. Create 3 livelli nuovi, ognuno contenente la selezione che abbiamo salvato riempita rispettivamente con (dall’alto verso il basso): ciano 100%, magenta 100% e giallo 100%;

6. Settate le opzioni di fusione livello su moltiplica e rendete invisibile il livello nero di partenza. Se tutto è andato bene l’immagine dovrà essere interamente nera;

7. Decentrate ciascuno dei tre livelli a piacimento con i tasti di direzione per creare l’effetto fuori registro dei contorni;

8. Create un fondo a piacere.

Qui un esempio nel dettaglio dell'immagine utilizzata per il tutorial.

Qui un esempio nel dettaglio dell'immagine utilizzata per il tutorial.

4/mar/2009

Why Not Associates

Parto subito col dire che sui Why not associates si trova pochissimo materiale scritto. Questo quasi a ribadire lo spiccato orientamento di quest’agenzia alla “comunicazione per immagini” più che per parole. E anche quando si tratta di “testo”, nel caso dell’agenzia londinese questo va “visto” e non letto.

Mi affiderò quindi alle poche righe e alle molte immagini trovate sul loro sito ufficiale per scrivere questo piccolo contributo sui designer forse più sperimentali del panorama che va dalla fine degli anni ‘80 ai giorni attuali.

Biografia

Dietro il successo di Why not associates troviamo le menti di David Ellis e Andrew Altman che fondano l’agenzia subito dopo aver conseguito una laurea al St. Martins College of Art a Londra. Ben presto diventeranno un’agenzia di respiro globale che ad oggi annovera tra i suoi clienti importanti multinazionalied enti governativi, ma anche piccole comunità con progetti di piccolo respiro, rivolti soprattutto, come vedremo, all’environmental typography.

In circa venti anni di attività, l’agenzia si è trovata a spaziare dallo studio dell’immagine coordinata alla stampa di libri; dall’elaborazione di concept per video, alle installazioni urbane. Una frase emblematica in cui i WNA amano racchiudere tutta la loro mission è la seguente:

We’re not afraid to run through a dark room with an arm full of lighted fireworks. Fingers grow back, and great work lasts forever.

Lo scenario della type deconstruction

Come gia affrontato nel mio lavoro su Adrian Frutiger, gli anni ‘80 segnano la fine della tipografia tradizionale e l’avvento della tipografia digitale. Da quel momento per realizzare un carattere tipografico non c’è più bisogno di fondere piombo, ma di disegnare al computer con l’ausilio di uno o più software.

Screenshot video per virgin 1

In questi anni assistiamo al declino della tipografia tradizionale e con essa alcuni principi della scuola tipografica svizzera, primi tra tutti l’inviolabilità storica della “leggibilità” e la coerenza strutturale e armonica dell’impaginato.

È attorno a magazine come Emigre e Octavo che giovani designer sperimentano caratteri, più o meno leggibili. Molta di questa sperimentazione avviene partendo da una “decostruzione” di caratteri della tradizione, sia lineari che serif, alterandone la struttura, in particolar modo manipolando la larghezza e la lunghezza delle aste e dei tratti terminali, la linearità dei contorni.

Ispirazioni

Se è valido il principio secondo cui nulla si crea nulla si distrugge, ma tutto si ricicla, allora è vero che gran parte dei lavori dei WNA vanno a collocarsi a livello stilistico nel filone della Type Deconstruction e della Next Wave. Ma è anche vero che molte delle loro realizzazioni, soprattutto le installazioni di public art, pagano un tributo alle officine dell’Arts and crafts per quanto riguarda l’approccio al lavoro in generale e, in particolare, per il profondo interesse che nutrono per l’artigianato e le arti squisitamente manuali come ad esempio l’incisione, la scultura, la tornitura etc.

Typographic tree columns by G. Young & Why Not Associates

Questa loro matrice artigianale li ha portati, in molti casi, a scegliere i materiali e i supporti più disparati per confezionare i loro lavori, ricorrendo in alcuni casi a proficue collaborazioni con professionisti di settori completamente diversi.

È il caso del lavoro che più recentemente li sta vedendo coinvolti, le Typographic Tree Columns create in collaborazione con Gordon Young per l’allestimento della Crawley Library nel West Sussex.

Gordon Young at work

Tratti caratteristici e lavori principali

Lo stile dei WNA è un mix di stilemi e linguaggi moderni veicolati utilizzando talvolta materiali tradizionali come la carta, altre volte presi in prestito da ambiti artistici completamente diversi. È il caso del legno, del metallo, della pietra, della pellicola.

La tendenza è un po’ quella comune a tutti i deconstructors, ossia quella di smantellare strutture precostituite:

  1. smantellamento dei tradizionali percorsi di lettura;
  2. fusione e commistione di due parti della pagina (immagine e testo) tenute tradizionalmente separate;
  3. eliminazione e modifica di parti ridondanti dei caratteri tipografici tradizionali;
  4. assunzione da parte del testo dell’immagine/colore di fondo;
  5. copertura volontaria di parti di testo;

Apocalypse by Why Not Associates

Book cover for J. Germain by Why Not Associates

Book from why not associates

The Unseen Gaza, videotipografia

I WNA hanno contribuito alla realizzazione di molti video, sia di carattere promozionale che istituzionale. Memorabili i video realizzati per Virgin (vedi fig. 2 e 3) e, ultimamente, quello che ha promosso il documentario sulla striscia di Gaza andato in onda sulla BBC. È nudo e crudo a tal punto che sul fondo scorrono immagini del conflitto, coperte da un rettangolo di volta in volta bianco o nero in cui scorre il testo pronunciato dallo speaker.

Niente di particolare se non fosse per il fatto che il testo appare solo per frazioni di secondo allo spettatore dopodiché viene coperto da una striscia nera che ne lascia intravedere solo alcuni tratti. Un meccanismo teso a sottolineare il titolo del documentario, The unseen Gaza.

Il risultato è la creazione di una certa difficoltà nella lettura, nella visione e, di conseguenza, nell’ascolto del messaggio.

Tutto ciò fa sì che lo spettatore venga preso da una sensazione di “sgomento” per aver capito qualcosa attraverso la difficoltà di fruizione dello stesso messaggio.

The unseen gaza trailer by Why Not Associates

Public Art

The Walk of Art by why not associates

Molto interessanti gli interventi di public art realizzati dallo studio londinese. In questo senso la tipografia viene utilizzata per creare dei percorsi narrativi interattivi ed esperienze nuove di percezione dei luoghi pubblici.

In alcuni casi vengono create delle vere e proprie metafore urbano-visive, come nel caso di The walk of art, la stradina di acciaio di oltre 100 metri che porta all’entrata dello Yorkshire Sculpture Park, su cui sono incisi a laser i nomi degli oltre 5000 visitatori che hanno donato una somma alla fondazione.