Un video che con una scioccante semplicità mostra i risvolti di un’economia interamente basata sul consumo smodato di beni. Purtroppo in italiano esiste solo sottotitolato, ma per chi ha la fortuna di capire l’inglese parlato, il progetto “Story of stuff” ha un sito, www.storyofstuff.org.
Per evidenti problemi legati alla diffamazione e simili, nel video non si fanno nomi anche se alcuni riferimenti sono tutt’altro che velati.
È scioccante che il mondo odierno altro non è che il prodotto di un impostazione macroeconomica che ha funzionato a dovere quando si è trattato di risollevare la celebre crisi di sovrapproduzione che colpì gli stati uniti d’america agli inizi del secolo appena trascorso. Ancora più scioccante è pensare che l’orientamento dell’economia mondiale verso la produzione sconsiderata è solo uno dei tanti modi di pianificare l’economia del mondo moderno. Senza parlare poi dell’obsolescenza pianificata, un modo di progettare i prodotti in modo da renderli potenti a livello comunicativo, ma assai sensibili a mutazioni nella moda e nell’immaginario collettivo dei consumatori. Tale obsolescenza può essere impostata in due modi, a seconda del tipo di prodotto e del tipo di mercato:
Un’obsolescenza strategica:
È quando al prodotto vengono attribuite caratteristiche tanto uniche quanto effimere, è il caso del mercato della moda dove nuove collezioni rimpiazzano vecchie collezioni a distanza di poche stagioni. È anche il caso di prodotti che di per sé potrebbero essere molto durevoli in quanto poco associati ad un utilizzo “sociale”, ad esempio un tavolo di truciolato dipinto di verde comprato all’IKEA per 9,99 eur. Non trovate che in molti casi il prezzo basso finisca per costituire un messaggio latente che induca i consumatori a categorizzarlo come prodotto “usa e getta”?
Un’obsolescenza tecnico-strutturale:
È il caso di quei prodotti dotati di caratteristiche tecniche che in qualche modo finiscono per incidere sull’accesso ad una risorsa o ad una tecnologia. È il caso di telefoni cellulari, smartphones, palmari e netbooks che in qualche caso potrebbero risultare obsoleti anche a pochi mesi dall’acquisto.
Per utilizzare il software X è necessario avere installato sulla propria macchina un sistema operativo a 64 bit. Molti individui basano il loro business sul software X, saranno quindi portati a sostituire la propria periferica pur non avendone un vero e proprio bisogno. Senza parlare poi delle barriere hardware: nel video c’è un esempio di come il più delle volte sia solo un piccolo chip a sancire la sostituzione di una scheda madre per il proprio pc, un chip che (lo dico solo a titolo d’esempio) permetta alle schede video di ultima generazione di comunicare correttamente con il resto dei componenti.
Ecco l’articolo di un blogger che definisce tecnofobia una realtà come l’obsolescenza pianificata e farneticazioni le osservazioni contenute in “story of stuff”. Su internet c’è libertà di parola, è giusto così, ma in alcuni casi si rasenta una vera e propria apologia di dottrine neo-positiviste che invogliano a credere che la natura si pieghi all’uomo e alle sue regole. In tutti i casi. Utilizzare le siringhe monouso come esempio della non-esistenza di un’obsolescenza pianificata mi sembra piuttosto fuori luogo.





