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	<title>.cronache.di.un.pigro &#187; environmental typography</title>
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		<title>Why Not Associates. Artigianato visivo e allucinazioni tipografiche.</title>
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		<pubDate>Wed, 04 Mar 2009 16:40:42 +0000</pubDate>
		<dc:creator>AndreaP</dc:creator>
				<category><![CDATA[Comunicazione]]></category>
		<category><![CDATA[Design]]></category>
		<category><![CDATA[environmental typography]]></category>
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Parto subito col dire che sui Why not associates si trova pochissimo materiale scritto. Questo quasi a ribadire lo spiccato orientamento di quest’agenzia alla “comunicazione per immagini” più che per parole. E anche quando si tratta di “testo”, nel caso dell’agenzia londinese questo va “visto” e non letto.
Mi affiderò quindi alle poche righe e alle [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p><img src="http://www.andreaparaggio.com/blog/wp-content/uploads/2009/03/logo_wna.png" alt="Why Not Associates" title="Why Not Associates" width="277" height="368" class="alignnone size-full wp-image-77" /></p>
<p>Parto subito col dire che sui Why not associates si trova pochissimo materiale scritto. Questo quasi a ribadire lo spiccato orientamento di quest’agenzia alla “comunicazione per immagini” più che per parole. E anche quando si tratta di “testo”, nel caso dell’agenzia londinese questo va “visto” e non letto.</p>
<p>Mi affiderò quindi alle poche righe e alle molte immagini trovate sul loro sito ufficiale per scrivere questo piccolo contributo sui designer forse più sperimentali del panorama che va dalla fine degli anni ‘80 ai giorni attuali.</p>
<h3>Biografia</h3>
<p>Dietro il successo di Why not associates troviamo le menti di <strong>David Ellis</strong> e <strong>Andrew Altman</strong> che fondano l’agenzia subito dopo aver conseguito una laurea al St. Martins College of Art a Londra. Ben presto diventeranno un’agenzia di respiro globale che ad oggi annovera tra i suoi clienti importanti multinazionalied enti governativi, ma anche piccole comunità con progetti di piccolo respiro, rivolti soprattutto, come vedremo, all’environmental typography.</p>
<p>In circa venti anni di attività, l’agenzia si è trovata a spaziare dallo studio dell’immagine coordinata alla stampa di libri; dall’elaborazione di concept per video, alle installazioni urbane. Una frase emblematica in cui i WNA amano racchiudere tutta la loro mission è la seguente:</p>
<blockquote class="citation"><p>We’re not afraid to run through a dark room with an arm full of lighted fireworks. Fingers grow back, and great work lasts forever.</p></blockquote>
<h3>Lo scenario della type deconstruction</h3>
<p>Come gia affrontato nel mio lavoro su Adrian Frutiger, gli anni ‘80 segnano la fine della tipografia tradizionale e l’avvento della tipografia digitale. Da quel momento per realizzare un carattere tipografico non c’è più bisogno di fondere piombo, ma di disegnare al computer con l’ausilio di uno o più software.</p>
<p><img src="http://www.andreaparaggio.com/blog/wp-content/uploads/2009/03/immagine-4-300x240.png" alt="Screenshot video per virgin 1" title="Screenshot video per virgin 1" width="300" height="240" class="alignnone size-medium wp-image-82" /></p>
<p>In questi anni assistiamo al declino della tipografia tradizionale e con essa alcuni principi della scuola tipografica svizzera, primi tra tutti l’inviolabilità storica della “leggibilità” e la coerenza strutturale e armonica dell’impaginato.</p>
<p>È attorno a magazine come Emigre e Octavo che giovani designer sperimentano caratteri, più o meno leggibili. Molta di questa sperimentazione avviene partendo da una “decostruzione” di caratteri della tradizione, sia lineari che serif, alterandone la struttura, in particolar modo manipolando la larghezza e la lunghezza delle aste e dei tratti terminali, la linearità dei contorni.</p>
<h3>Ispirazioni</h3>
<p>Se è valido il principio secondo cui <i>nulla si crea nulla si distrugge, ma tutto si ricicla</i>, allora è vero che gran parte dei lavori dei WNA vanno a collocarsi a livello stilistico nel filone della <strong>Type Deconstruction</strong> e della <strong>Next Wave</strong>. Ma è anche vero che molte delle loro realizzazioni, soprattutto le installazioni di public art, pagano un tributo alle officine dell’<strong>Arts and crafts</strong> per quanto riguarda l’approccio al lavoro in generale e, in particolare, per il profondo interesse che nutrono per l’artigianato e le arti squisitamente manuali come ad esempio l’incisione, la scultura, la tornitura etc.</p>
<p><img src="http://www.andreaparaggio.com/blog/wp-content/uploads/2009/03/4325-300x178.png" alt="Typographic tree columns by G. Young &#038; Why Not Associates" title="Typographic tree columns by G. Young &#038; Why Not Associates" width="300" height="178" class="alignnone size-medium wp-image-84" /></p>
<p>Questa loro matrice artigianale li ha portati, in molti casi, a scegliere i materiali e i supporti più disparati per confezionare i loro lavori, ricorrendo in alcuni casi a proficue collaborazioni con professionisti di settori completamente diversi.</p>
<p>È il caso del lavoro che più recentemente li sta vedendo coinvolti, le <strong>Typographic Tree Columns</strong> create in collaborazione con Gordon Young per l’allestimento della <strong>Crawley Library</strong> nel West Sussex.</p>
<p><a href="http://www.andreaparaggio.com/blog/2009/03/04/why-not-associates-artigianato-visivo-e-allucinazioni-tipografiche/attachment/2344/" rel="attachment wp-att-85"><img src="http://www.andreaparaggio.com/blog/wp-content/uploads/2009/03/2344-300x178.png" alt="Gordon Young at work" title="Gordon Young at work" width="300" height="178" class="alignnone size-medium wp-image-85" /></a></p>
<h3>Tratti caratteristici e lavori principali</h3>
<p>Lo stile dei WNA è un mix di stilemi e linguaggi moderni veicolati utilizzando talvolta materiali tradizionali come la carta, altre volte presi in prestito da ambiti artistici completamente diversi. È il caso del legno, del metallo, della pietra, della pellicola.</p>
<p>La tendenza è un po’ quella comune a tutti i deconstructors, ossia quella di smantellare strutture precostituite:</p>
<ol>
<li>smantellamento dei tradizionali percorsi di lettura;</li>
<li>fusione e commistione di due parti della pagina (immagine e testo) tenute tradizionalmente separate;</li>
<li>eliminazione e modifica di parti ridondanti dei caratteri tipografici tradizionali;</li>
<li>assunzione da parte del testo dell’immagine/colore di fondo;</li>
<li>copertura volontaria di parti di testo;</li>
</ol>
<p><img src="http://www.andreaparaggio.com/blog/wp-content/uploads/2009/03/sdfsd-300x151.png" alt="Apocalypse by Why Not Associates" title="Apocalypse by Why Not Associates" width="300" height="151" class="alignnone size-medium wp-image-89" /><br />
<br />
<img src="http://www.andreaparaggio.com/blog/wp-content/uploads/2009/03/aswe-246x300.png" alt="Book cover for J. Germain by Why Not Associates" title="Book cover for J. Germain by Why Not Associates" width="246" height="300" class="alignnone size-medium wp-image-87" /><br />
<br />
<img src="http://www.andreaparaggio.com/blog/wp-content/uploads/2009/03/sdfc-300x177.png" alt="Book from why not associates" title="Book from why not associates" width="300" height="177" class="alignnone size-medium wp-image-86" /></p>
<h3>The Unseen Gaza, videotipografia</h3>
<p>I WNA hanno contribuito alla realizzazione di <a href="http://www.whynotassociates.com/en/motion.php" alt="motion video by why not associates" target="blank">molti video</a>, sia di carattere promozionale che istituzionale. Memorabili i video realizzati per Virgin (vedi fig. 2 e 3) e, ultimamente, quello che ha promosso il documentario sulla striscia di Gaza andato in onda sulla BBC. È nudo e crudo a tal punto che sul fondo scorrono immagini del conflitto, coperte da un rettangolo di volta in volta bianco o nero in cui scorre il testo pronunciato dallo speaker.</p>
<p>Niente di particolare se non fosse per il fatto che il testo appare solo per frazioni di secondo allo spettatore dopodiché viene coperto da una striscia nera che ne lascia intravedere solo alcuni tratti. Un meccanismo teso a sottolineare il titolo del documentario, <strong>The unseen Gaza</strong>.</p>
<p>Il risultato è la creazione di una certa difficoltà nella lettura, nella visione e, di conseguenza, nell’ascolto del messaggio.</p>
<p>Tutto ciò fa sì che lo spettatore venga preso da una sensazione di “sgomento” per aver capito qualcosa attraverso la difficoltà di fruizione dello stesso messaggio.</p>
<p><a href="http://www.whynotassociates.com/en/unseen_gaza/movie.php" alt="The unseen gaza by why not associates" target="blank"><img src="http://www.andreaparaggio.com/blog/wp-content/uploads/2009/03/immagine-12-300x169.png" alt="The unseen gaza trailer by Why Not Associates" title="The unseen gaza trailer by Why Not Associates" width="300" height="169" class="alignnone size-medium wp-image-90" /></a></p>
<h3>Public Art</h3>
<p><img src="http://www.andreaparaggio.com/blog/wp-content/uploads/2009/03/54-300x177.png" alt="The Walk of Art by why not associates" title="The Walk of Art by why not associates" width="300" height="177" class="alignnone size-medium wp-image-91" /></p>
<p>Molto interessanti gli interventi di <a href="http://www.whynotassociates.com/en/environmental.php" alt="environmental art by Why not Associates" target="blank">public art realizzati dallo studio londinese</a>. In questo senso la tipografia viene utilizzata per creare dei percorsi narrativi interattivi ed esperienze nuove di percezione dei luoghi pubblici.</p>
<p>In alcuni casi vengono create delle vere e proprie metafore urbano-visive, come nel caso di <strong>The walk of art</strong>, la stradina di acciaio di oltre 100 metri che porta all’entrata dello Yorkshire Sculpture Park, su cui sono incisi a laser i nomi degli oltre 5000 visitatori che hanno donato una somma alla fondazione.</p>
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