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	<title>.cronache.di.un.pigro &#187; Italietta</title>
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		<title>Berlusconi tra censura e ballerine</title>
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		<pubDate>Fri, 11 Sep 2009 14:38:25 +0000</pubDate>
		<dc:creator>AndreaP</dc:creator>
				<category><![CDATA[Italietta]]></category>
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Non vi fate ingannare dal titolo del post, questo video fa riflettere. Fate proprio come dice alla fine, cercate di scaricare il video sul vostro computer e di diffonderlo con qualunque mezzo a vostra disposizione, dobbiamo proteggerci dalla censura perché è il primo passo verso la dittatura.
Per scaricare i video da Youtube segnalo il comodissimo [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p><a href="http://www.andreaparaggio.com/blog/2009/09/11/berlusconi-tra-censura-e-ballerine/"><em>Clicca qui per vedere il video incorporato.</em></a></p>
<p>Non vi fate ingannare dal titolo del post, questo video fa riflettere. Fate proprio come dice alla fine, cercate di scaricare il video sul vostro computer e di diffonderlo con qualunque mezzo a vostra disposizione, dobbiamo proteggerci dalla censura perché è il primo passo verso la dittatura.</p>
<p>Per scaricare i video da Youtube segnalo il comodissimo <a href="http://keepvid.com" target="blank">Keepvid</a>.</p>
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		<title>Account executive degli italiani: Berlusconi e il caso Magic Italy</title>
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		<pubDate>Wed, 10 Jun 2009 18:51:17 +0000</pubDate>
		<dc:creator>AndreaP</dc:creator>
				<category><![CDATA[Comunicazione]]></category>
		<category><![CDATA[Design]]></category>
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		<description><![CDATA[Il nostro mega presidente Silvio Berlusconi ha motivato parte dei suoi viaggi tra le nuvole dicendo che in aria si sono tenute delle vere e proprie riunioni creative in merito alla creazione di un nuovo marchio per il made in italy, appunto Magic Italy.
C&#8217;è gia un acceso dibattito tra i designer italiani sulla qualità di [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p>Il nostro mega presidente Silvio Berlusconi ha motivato parte dei suoi <a href="http://espresso.repubblica.it/dettaglio//2100688" target="blank">viaggi tra le nuvole</a> dicendo che in aria si sono tenute delle vere e proprie riunioni creative in merito alla creazione di un nuovo marchio per il made in italy, appunto <strong>Magic Italy</strong>.</p>
<p>C&#8217;è gia un acceso dibattito tra i designer italiani sulla <a href="http://sdz.aiap.it/notizie/11283" target="blank">qualità di suddetto marchio, con <a href="http://sdz.aiap.it/notizie/11276" target="blank">domande al seguito</a> rivolte al nostro premier.</p>
<p>In effetti appare sconcertante la povertà di idee che permea suddetto logo, che se vogliamo sembra schierarsi apertamente contro le più trite regole del design di identità visive, prima tra tutte quella secondo la quale sarebbe opportuno rendere il marchio altamente declinabile e riproducibile su più supporti, lasciando perdere effetti palesemente <i>bitmap</i> come quelli che si possono creare con photoshop. Parlo di ombre, bagliori interni ed esterni, rilievi, etc. La social designzine curata da aiap, <a href="http://sdz.aiap.it/" target="blank">SDZ</a>, ne parla come un <strong>&#8220;Teatro campionario di effetti di photoshop</strong>.</p>
<div id="attachment_178" class="wp-caption alignnone" style="width: 160px"><a href="http://www.andreaparaggio.com/blog/wp-content/uploads/2009/06/magicitaly.png" rel="lightbox"><img src="http://www.andreaparaggio.com/blog/wp-content/uploads/2009/06/magicitaly-150x150.png" alt="Il logo, orfano d&#039;autore, la cui realizzazione è stata seguita personalmente dal nostro premierone" title="Magic Italy" width="150" height="150" class="size-thumbnail wp-image-178" /></a><p class="wp-caption-text">Il logo, orfano d'autore, la cui realizzazione è stata seguita personalmente dal nostro premierone</p></div>
<p>Per quanto riguarda la mia riflessione sulla comunicazione invece, mi sento di essere più duro: l&#8217;italia è annoverata in assoluto tra i paesi che più di altri traducono la produzione culturale proveniente dall&#8217;estero, riadattandola al proprio contesto e ai propri modi di dire. In questo caso si è fatta un&#8217;eccezione, perché per portare fuori dall&#8217;italia il concetto di made in italy si è scelto di veicolare tale messaggio adoperando la lingua inglese. <strong>Magic Italy</strong>, e non <strong>Magica Italia</strong>.</p>
<p>A seguire il video di presentazione di tale marchio all&#8217;interno del TG4 ad opera della nostra ministra per il turismo <strong>Michela Brambilla</strong>.</p>
<p><a href="http://www.andreaparaggio.com/blog/2009/06/10/account-executive-degli-italiani-berlusconi-il-caso-magic-italy/"><em>Clicca qui per vedere il video incorporato.</em></a></p>
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		<title>Apocalittico più che mai</title>
		<link>http://www.andreaparaggio.com/blog/2009/05/18/apocalittico-piu-che-mai/</link>
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		<pubDate>Mon, 18 May 2009 01:08:26 +0000</pubDate>
		<dc:creator>AndreaP</dc:creator>
				<category><![CDATA[Comunicazione]]></category>
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		<description><![CDATA[In questi giorni mi sembra utile riflettere attentamente sulle parole del maggior studioso di fenomeni mediatici che abbiamo in italia.
In che misura la televisione ha contribuito alla superficialità dell&#8217;italiano attuale? Chi ha fatto in modo che quest&#8217;uomo si accontentasse della pochezza della sua attuale situazione politica nei confronti dell&#8217;europa e del mondo? Siamo sicuri che [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<div id="attachment_157" class="wp-caption alignleft" style="width: 160px"><a rel="lightbox" href="http://www.andreaparaggio.com/blog/wp-content/uploads/2009/05/televisione_e_lavatrice.jpg"><img src="http://www.andreaparaggio.com/blog/wp-content/uploads/2009/05/televisione_e_lavatrice-150x150.jpg" alt="Televisione e lavatrice" title="televisione_e_lavatrice" width="150" height="150" class="size-thumbnail wp-image-157" /></a><p class="wp-caption-text">Televisione e lavatrice</p></div>
<p>In questi giorni mi sembra utile riflettere attentamente sulle parole del maggior studioso di fenomeni mediatici che abbiamo in italia.</p>
<p>In che misura la televisione ha contribuito alla superficialità dell&#8217;italiano attuale? Chi ha fatto in modo che quest&#8217;uomo si accontentasse della pochezza della sua attuale situazione politica nei confronti dell&#8217;europa e del mondo? Siamo sicuri che la televisione sia un elettrodomestico come tutti anche se la si compra in un centro commerciale tra lavatrici e aspirapolvere?</p>
<p>Proviamo a riflettere un po&#8217; su queste considerazioni del 1966:</p>
<blockquote class="citation"><p>L&#8217;uomo circuito dai mass media è in fondo, fra tutti i suoi simili, il più rispettato: non gli si chiede mai di diventare che ciò che egli è già. In altre parole gli vengono provocati desideri studiati sulla falsariga delle sue tendenze. Tuttavia, poiché uno dei compensi narcotici a cui ha diritto è l&#8217;evasione nel sogno, gli vengono presentati di solito degli ideali tra lui e i quali si possa stabilire una tensione. per togliergli ogni responsabilità si provvede però a far sì che questi ideali siano di fatto irraggiungibili, in modo che la tensione si risolva in una proiezione e non in una serie di operazioni effettive volte a modificare lo stato delle cose.</p></blockquote>
<p>Considerazioni formulate appena una decina di anni dalla nascita del mezzo televisivo, oggi tremendamente attuali a più di quarant&#8217;anni di distanza. A parte alimentare l&#8217;opposizione storica tra chi crede che l&#8217;uomo esposto alla tv si ponga in maniera critica e chi invece lo vede come un bersaglio passivo sottoposto a bombardamento mediatico, queste parole dovrebbero servire soprattutto a fornire una chiave di lettura dell&#8217;attuale stato di torpore e superficialità di cui è permeata oggi l&#8217;italia.</p>
<p>Nel mio caso, ogni volta che le rileggo mi piombano in mente le immagini del Grande Fratello, mi viene in mente Maria De Filippi e mi forniscono una chiave di lettura per interpretare lo strano caso dei reality show, di Vallettopoli e dell&#8217;evidente ascesa a mito pubblico di Fabrizio Corona.</p>
<p>Io sono molto preoccupato, la mia domanda è: <strong>Dove stiamo andando a finire?</strong></p>
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		<title>Qualcuno ha paura dei giovani</title>
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		<pubDate>Wed, 11 Mar 2009 14:43:06 +0000</pubDate>
		<dc:creator>AndreaP</dc:creator>
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		<title>Rinchiusi nella torre d&#8217;avorio</title>
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		<pubDate>Wed, 17 Sep 2008 11:47:26 +0000</pubDate>
		<dc:creator>AndreaP</dc:creator>
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		<description><![CDATA[Già nella mia tesi di laurea ho affrontato questo enorme problema dell&#8217;università italiana: il sentirsi altro da questo mondo dei professori universitari. Mentre negli stati uniti d&#8217;america i professori sanno di essere fallibili mortali e utilizzano i social networks per attivare canali di comunicazione diciamo &#8220;meno convenzionali&#8221; con i loro studenti, qui in Italia non [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p>Già nella mia tesi di laurea ho affrontato questo enorme problema dell&#8217;università italiana: il <strong>sentirsi altro da questo mondo</strong> dei professori universitari. Mentre negli stati uniti d&#8217;america i professori sanno di essere fallibili mortali e utilizzano i social networks per attivare canali di comunicazione diciamo &#8220;meno convenzionali&#8221; con i loro studenti, qui in Italia non fanno nient&#8217;altro che rifugiarsi nella solita <strong>torre d&#8217;avorio</strong>.</p>
<p><img src="http://files.splinder.com/c5260af51c5603352a7011008debb7d4.jpeg" title="Torre d'avorio" /></p>
<p>Non sarò certo io a scoprire, con queste considerazioni, che l&#8217;università italiana pur garantendo, per molti versi, un&#8217;istruzione universitaria di qualità superiore rispetto a molti paesi paesi Europei, soffre a causa del <strong>notabilato</strong> imperante e per la gestione molto clientelare e poco meritocratica della ricerca. In questa sede mi sembra poco opportuno scrivere un articolo che parta dalle radici del problema, ma mi sembra molto opportuno invece porsi qualche domanda, come ad esempio:</p>
<blockquote><p>Perché il corpo docente &#8211; anche l&#8217;ala più giovane &#8211; ci tiene a mantenere elevata la distanza tra sé e gli studenti?</p></blockquote>
<p>È una domanda che io ed alcuni miei compagni di studio ci siamo già posti ai tempi dei corsi all&#8217;università. La mia facoltà, <strong>Scienze della Comunicazione</strong> all&#8217;università di Salerno aveva a disposizione un <strong>NewsGroup</strong> creato da un funzionario di facoltà con lo scopo di alimentare uno scambio di informazioni tra gli studenti del corso di laurea e, in verità, per questo scopo funzionava e tutt&#8217;ora dovrebbe funzionare benissimo. Il problema è che questo strumento sarebbe dovuto servire anche ad abbreviare la distanza docente-discente, mettendo in condizione gli studenti di chiedere delle informazioni direttamente al docente. O viceversa, permettendo al docente di pubblicare un post in cui scrive ai suoi studenti dello spostamento della lezione e magari delle cause che l&#8217;hanno provocato. Ma su questo ci sono dei problemi sui quali sarebbe meglio riflettere:</p>
<ol>
<li>Siamo proprio sicuri che una buona percentuale del corpo docente sia capace di scrivere o meglio, di sapere cosa sia un &#8220;post&#8221;?</li>
<li>Un docente è realmente tenuto a dar conto ai suoi studenti (clienti) dei propri ritardi a lezione o degli spostamenti di data?</li>
<li>È giusto pensare che a nessun docente convenga invadere i canali in cui sono chiaramente gli studenti a farla da padroni o, se vogliamo, da veri e propri docenti?</li>
</ol>
<p>Il problema è che <strong>Internet è dei giovani</strong> e alla base del comportamento dei più anziani c&#8217;è nient&#8217;altro che&#8230;</p>
<p>la <strong>PAURA</strong>.</p>
<p><img src='http://www.andreaparaggio.com/blog/wp-content/uploads/2008/09/paura.jpg' alt='Paura eh?' /></p>
<p>Molti degli attuali docenti di ruolo dovrebbero essere nati negli anni &#8216;45-&#8217;60, gli anni subito dopo la guerra, da una generazione che a sua volta ha subìto/sposato i valori fascisti tra cui quello sacro della <strong>gerarchia</strong>. Questi docenti hanno subìto molto più di noi i cambiamenti sociali e la pressione delle ideologie sul tessuto giovanile. Ora si trovano in difficoltà alle prese con l&#8217;ennesimo cambiamento: <strong>la rete</strong>. Sono passati da un&#8217;epoca nella quale tutte le conoscenze sul mondo erano condivise in una cerchia molto ristretta di persone a una nella quale l&#8217;intero patrimonio culturale è condiviso. Un trattato d&#8217;architettura che si trova sotto licenza GNU è accessibile sia a Renzo Piano che a mia nonna. E questo non mi sembra poco. Però mettiamo che uno studente per avvalorare la sua tesi &#8211; diciamo così &#8211; di rottura col passato, utilizzi materiale preso da internet o da Wikipedia. Quale docente non discuterebbe aspramente tale scelta? Non ho dati scientifici alla mano ma penso che molti studenti sottoscriverebbero in pieno le mie parole.</p>
<p>Cambia il mezzo ma non dovrebbe cambiare la cultura. Con l&#8217;unica differenza che mentre per i libri è possibile una sorta di controllo e di censura con internet è molto più difficile. Il web si mostra un mezzo molto più efficace nella <strong>&#8220;Scrittura del presente&#8221;</strong> rispetto a mezzi quale libri, cinema e televisione. Ci sono molti passaggi culturali in meno da compiere per far sì che un semplice scritto assurga a vera e propria memoria collettiva, e ciò non può che essere un bene nel nome della libertà e del pluralismo d&#8217;espressione.</p>
<p>In buona sostanza il ragionamento alla base dello scarso utilizzo del newsgroup da parte del corpo docente è spiegato più o meno bene da quello detto più sopra. Ma veniamo al presente:</p>
<blockquote><p>Molti docenti, assistenti universitari, collaboratori di cattedra, ad oggi sono presenti su social networks dal carattere spiccatamente professionale quali <a href="http://www.linkedin.com/" alt="Linkedin" target="blank">Linkedin</a> e <a href="http://www.facebook.com/" alt="Facebook" target="blank">Facebook</a>, ma non danno credito alle richieste d&#8217;amicizia degli studenti.</p></blockquote>
<p>A me è capitato di recente. Ho chiesto di entrare nel mio network Linkedin sia ad un&#8217;assegnista di ricerca che collabora con il prof. Cordeschi del mio corso di laurea, sia ad uno studente che collabora con la stessa cattedra, mio coetaneo. Ovviamente nessuno dei due ha accettato, ma non solo, il loro profilo è riservato. Vale a dire che per consultarlo devi essere nel loro network, cosa tra l&#8217;altro assolutamente legittima, ma io non posso comunque fare a meno di chiedermi il perché non si sceglie la trasparenza, a maggior ragione se si ricoprono certi ruoli?</p>
<p>Si è introdotto il concetto di <strong>Divario Digitale</strong> per spiegare come sulla base di alcune carenze infrastrutturali e sociali, le possibilità di accedere alla rete siano limitate per alcune popolazioni e per alcune classi sociali. Fermo restando che sono pienamente d&#8217;accordo con chi si preoccupa in tale direzione, io in maniera molto più pragmatica mi preoccuperei dell&#8217;enorme divario tecnologico che intercorre tra generazioni contigue. Oramai siamo alle porte di un conflitto senza pari: l&#8217;ala giovane della società utilizza Internet per fare acquisti, per socializzare, per mantenersi in contatto, per creare proficui network professionali; l&#8217;ala anziana, di contrappunto, non fa che preservare i canali e i mezzi di comunicazione tradizionali, forse perché gli unici spazi in cui possono considerarsi legittimati a fare quello che fanno e a coprire le posizioni che coprono. E tutto ciò in Italia è molto più accentuato in quanto &#8220;paese anziano&#8221;, governato da una classe dirigente anziana, e che proprio come persona anziana si appresta lentamente a morire.</p>
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