Categoria: Napoli

3/ott/2009

Copyright Design Per. un'iniziativa dell'aiap www.aiap.it

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Editoria, Ambiente, Nuovi linguaggi, Impresa. Campi e pratiche del progetto di comunicazione visiva

Il PAN, palazzo delle arti di Napoli, ospiterà tra il 6 e l’11 settembre la settimana internazionale della grafica. Sei giorni nei quali saranno disponibili workshop per studenti e professionisti, mostre, tavole rotonde, conversazioni, conferenze, seminari, studi aperti, proiezioni e passeggiate tipografiche.

I temi dell’evento sono principalmente l’editoria, l’ambiente, i nuovi linguaggi e l’impresa. Attorno ad essi ruoteranno quattro workshop, quattro tavole rotonde e le varie mostre.

Saranno inoltre presenti più di 50 tra autorevoli studiosi, autori e professionisti che ci mostreranno i loro contributi nel design grafico contemporaneo.

Per maggiori informazioni:

Aiap News
Design per. website
SDZ

14/set/2008

Meg - Psychodelice

Psychodelice. Album di svolta per Meg, che dall’offrire la sua sensuale voce – insieme a quella spigolosa d’o Zulù – a testi politici e impegnati, passa a cantare sentimenti, emozioni, sensazioni, immagini mentali fortemente soggettive, testi molto criptici, in alcuni tratti quasi fini a loro stessi. Stefano Fontana, meglio conosciuto come Stylophonic, dj e produttore del disco, fa un ottimo lavoro producendo beat pieni di groove e di ritmo, privi di di qualunque gradiente, di qualunque sfumatura. Direi piuttosto grezzi ma di grande effetto.

Napoli città aperta. Una canzone in cui Meg riesce a rendere antropomorfo il ritratto di una Napoli piegata su sé stessa, una città che allo stesso tempo si fa amare e si fa temere. Una città di cui è difficile avere piena fiducia. Proprio come un individuo psicolabile senza scrupoli che riesce a placare le sue turbe solo alla notte, ma che una volta sveglio non esiterà a mostrare la sua natura di mostro affamato, Napoli suscita dolcezza nelle tenebre e sgomento quando si avvicina il chiarore del giorno. Tutto sommato è una sensazione che avverto anch’io alle prese con la contemplazione della mia città, ma ovviamente la resa di tale figura è tutt’altro se si considera una città dal vissuto come Napoli.

Tutto ciò sembra essere l’espressione di un vortice di sentimenti contrastanti in cui chi ama Napoli ama precipitare, proprio come diceva il grande Leopardi a proposito delle sue celebri turbe malinconiche. Non è un caso, infatti, che Meg dipinge Napoli come una stella che brilla di luce propria. Astro di rara bellezza, proprio come una perla di colore nero. Introvabile.

Ecco come recitano il ritornello e la strofa finale:

Guarda come è bella
la mia città
come stella brilla
di luce propria.
Guarda come è sola
la mia città
rara come perla nera
quando lei dorme
dolce creatura appare
ed io rimango lì
ad ammirare
sapendo che al sorgere del sole
il mostro si sveglierà per la fame
perciò non ti fidare
comincia a scappare

Contradditoria quindi l’immagine che Meg restituisce di Napoli, ma è proprio questa contradditorietà, questa confusione, a renderla stupenda e splendidamente aderente alla realtà effettiva che Napoli oggi si trova ad affrontare: un mix di delinquenti e di persone di buoni sentimenti; di odio e di amore; di sublime e di squallore; di luce e di tenebre.

È un Peccato. In molti dicono che Napoli sia la città più bella del mondo.

Io sono d’accordo.

Napoli Città Aperta

Attraverso di notte la mia città
il mio sguardo brucia come fiamma
cammino, cammino e lei mi divora
vorrei fermarmi ma, il mio piede va

Guarda come è bella, la mia città
come stella brilla di luce propria
guarda come è sola, la mia città
guarda come è bella, vera

Quando lei dorme dolce creatura appare
ed io incanto lì ad ammirare
sapendo che al sorgere del sole
il mostro si sveglierà per la fame
perciò non ti fidare
comincia a scappare

Guarda come è bella, la mia città
come stella brilla di luce propria
guarda come è sola, la mia città
sanguina come vena aperta

Napoli città aperta

24/lug/2008

Un rifiuto o un rottame, rappresenta per la società un costo ambientale che negli anni si è preferito a mio avviso “volutamente” non tenere in conto in sede del calcolo del prezzo di un prodotto. Se si volesse considerare quest’aspetto probabilmente una pendrive costerebbe non 5 euro, ma 50 euro; non oso immaginare un piatto di plastica: probabilmente costerebbe di meno utilizzare un piatto di vetro di Murano monouso. I rifiuti sono quindi prodotti sociali e, eventualmente, vale anche per loro lo stesso discorso fatto per l’iPhone o per il celebre spremiagrumi di Alessi in sede di un dibattito sull’intersoggettività e sull’interoggettività di un oggetto sociale.

Per quanto riguarda alcuni comuni della provincia di Napoli e di Caserta è possibile – finanche opportuno allo stato attuale – parlare del valore interoggettivo di un cumulo di immondizia.

Mi sembra dunque giusto affermare che il rifiuto nella nostra società possegga un valore estetico:

La nostra è la società della rottamazione: il nuovo sostituisce in tempi sempre più brevi il vecchio che, immancabilmente, finisce in una discarica, nella pattumiera, nel dimenticatoio e così via… Appare sempre più evidente che gli scarti materiali, i rifiuti, i rottami che accumuliamo ci stanno assediando, ma secondo Ave Appiano siamo talmente assuefatti all’estetica del rottame che non siamo nemmeno più in grado di percepirla come tale. [...]

La discarica come luogo di abbandono di rifiuti per non si sa quale fine è un concetto che, appartiene all’umanità da millenni, probabilmente fin dalle sue origini preistoriche. Agli albori della civiltà, l’uomo preistorico abbandonava nelle grotte i residui ossei dei pasti insieme ai resti del fuoco. Un po’ più tardi, negli insediamenti protostorici dell’età del Bronzo e dell’età del Ferro, i rifiuti venivano gettati negli anfratti naturali, come dimostra la presenza di imponenti discariche della media età del Bronzo nella necropoli di Vollein (comune di Quart, Valle D’Aosta). Ancora più tardi, nell’antica Roma, le anfore olearie rotte, venivano accantonate in un unico posto che attualmente figura come luogo turistico: Il monte dei cocci o monte Testaccio.

Bisogna anche dire che nell’antichità sono state trovate anche forme – seppur secondarie – di riciclaggio, come la trasformazione di residui fittili in cocciopesto, un prodotto di largo uso presso i romani, e il riutilizzo delle anfore in eccedenza all’interno di strutture di drenaggio e nei sistemi di deumidificazione.

Tornando a Napoli…

Non sapevo che qualcuno avesse chiesto al nostro amato ministro per i beni e le attività culturali, Sig. Bondi, una mostra d’arte a Napoli su un problema di cui questa città rappresenta l’avanguardia, l’inizio: La gestione dei rifiuti.

Perché al contrario di quello che molti credono e di quello che la televisione mostra ogni giorno agli occhi dei poveri cittadini Italiani, l’immondizia non è Napoli. Napoli è solo l’avanguardia di un problema di tutta l’umanità, ben più radicato negli anni, ma che i mass media hanno deciso di inserire nella loro agenda solo da qualche anno.

Quello della gestione dei rifiuti – come abbiamo visto poco fa per i preistorici e per i Romani – è un problema che riguarda l’umanità da millenni, in maniera ancor più rapida e turbolenta da quando l’economia mondiale ha cominciato a basarsi totalmente sul petrolio e sui suoi derivati. Giusto per capire la portata del problema, basti constatare che nel 1997, un marinaio statunitense chiamato Charles Moore scoprì un enorme discarica d’immondizia nel pieno dell’oceano pacifico, provocata da una serie di correnti. Le discariche a cielo aperto (e a mare aperto) diventano sempre più numerose su tutto il globo e, di fronte ad alcune realtà, persino l’incriminata Napoli impallidirebbe timidamente.

A parte quindi le opere d’arte che potrebbero venire esposte all’interno di un’eventuale mostra sul rifiuto e sul rottame, è possibile notare che oggi la ricerca estetica parte dal basso. L’avanguardia artistica è internet, un media che con l’avvento della rivoluzione digitale è alla portata di (quasi) tutti, coinvolgendo professionisti e non nell’esplorazione del concetto di rifiuto, alla ricerca di tracce estetiche e di nuove modalità espressive.

Sarcasmo e ironia.

Trip

munnezz

A' munnezz'

munnezz!

Il desktop di Bassolino

Inquadratura, cromatismi.

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Io, rifiuto.

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Napule è mille colure (Napoli)

Trash

United Color of Munnezz!!! di leoneddy on Flickr

Funicolare....degrado....con tristezza Napoli di rosacelo on Flickr

A munnezz’/Rubbish!eXp di agoinunpagliaio on Flickr

Sublime e orrido.

COLOSSEUM

Cilento bello. Tramonto e immondizia